La Regione e il modello Harlem. Giro di vite su kebab e take-away

Proposta della Lega per regolare le attività commerciali degli stranieri. Limiti alle aperture, obbligo di conoscere l’italiano. «Tuteliamo le tradizioni».

imagesCA0Y42O2.jpgLo hanno soprannominato «Harlem», evocando così la lotta al degrado avviata negli anni ’90 in uno dei quartieri all’epoca più malfamati di New York. Verrà depositato ufficialmente oggi in Consiglio regionale il nuovo progetto di legge sulle «Disposizioni in materia di artigianato e commercio», che punta tra l’altro – come ha spiegato ieri mattina il vicepresidente della Regione (ed esponente lumbard), Andrea Gibelli – a «tutelare le attività storiche e tradizionali, fornendo alle amministrazioni locali uno strumento per il governo del territorio», e a «evitare la nascita di quartieri-ghetto».
La proposta
La proposta – destinata a far discutere – porta la firma del gruppo consiliare della Lega Nord; nella relazione introduttiva si sottolinea che «è compito del Consiglio regionale andare a legiferare risolvendo le situazioni critiche che sono emerse negli ultimi anni a seguito dell’apertura di attività da parte di cittadini non italiani». Tra i vari punti affrontati c’è la possibilità, per i Comuni, di selezionare le attività commerciali da aprire in una determinata area, evitando eccessive concentrazioni ed eventualmente limitando, nei centri storici e nelle zone limitrofe, l’insediamento di negozi ed esercizi pubblici «che non siano tradizionali». Un tema, questo dei centri storici, affrontato pure, da un punto di vista più urbanistico, in un provvedimento approvato recentemente dal Consiglio regionale – su proposta dell’assessore bergamasco Daniele Belotti – in cui si consente ai Comuni di negare l’apertura di attività commerciali in contrasto con il decoro pubblico e la tradizione dei locali. Il testo presentato dal Carroccio fa riferimento in particolare agli esercizi che somministrano cibi e bevande per il consumo immediato (come kebab o take-away di vario genere): i Comuni potranno prevedere dei limiti di distanza tra le attività, evitando aperture troppo ravvicinate, se sussistono ragioni legate ad esempio alla sicurezza stradale o al disturbo della quiete pubblica. In generale, le aperture potranno essere oggetto di una pianificazione quadriennale (che indichi le «zone di tutela» e i «criteri qualitativi»), disposta dal Comune dopo aver consultato le associazioni dei consumatori, i commercianti e i sindacati.
I requisiti
Per vendere alimenti, inoltre, se le norma sarà approvata, bisognerà dimostrare di conoscere l’italiano e si avrà l’obbligo di esporre nei negozi le indicazioni sui prodotti nella nostra lingua. In più, tra i requisiti per avviare un’attività, non basterà più l’iscrizione all’Inps per almeno due anni, ma sarà richiesta anche la certificazione del regolare versamento contributivo. Altro tema inserito nel provvedimento è quello dei «centri massaggi orientali». «La professionalità di chi lavora in questi centri deve essere uguale a quella degli operatori italiani», ha spiegato Gibelli. La nuova norma assimila dunque queste realtà ai tradizionali centri estetici, subordinando la loro apertura al possesso di requisiti professionali. Idem dicasi per i parrucchieri.
Giro di vite pure per il commercio ambulante: con l’obiettivo di contrastare l’abusivismo, la «legge Harlem» prevede, per coloro che chiedono il rilascio o il rinnovo della licenza, l’obbligo di non avere sanzioni amministrative pecuniarie inevase. Si istituisce inoltre un registro regionale del commercio ambulante, a disposizione delle amministrazioni comunali, che dovrebbe consentire una gestione più attenta sui rinnovi e le concessioni delle licenze. (eco di bergamo,8-3-11)

La Regione e il modello Harlem. Giro di vite su kebab e take-awayultima modifica: 2011-03-10T23:31:00+01:00da leganord.b
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